Sora Margherita (Ghetto Ebraico): VOTO 7+

9

 

Confusionario, stretto, angusto, verace, caratteristico, sempre affollato: meglio mettere subito le cose in chiaro quando si parla della Sora Margherita. Un ristorante nel cuore del Ghetto, giustamente segnalato dalla guida “gastronomica” Mangiarozzo.

 

Non ci sono insegne ma trovata la bella piazzetta, se il ristorante è aperto lo noterete sicuramente.

 

Da una decina di anni la proprietà è cambiata, ma oltre al nome i nuovi arrivati hanno avuto la capacità di mantenere intatta la sostanza di questa trattoria del mangiare giudaico/romano: ambiente rustico, cucina di sostanza e prezzi non bassissimi.

Quando si entra nel lungo corridoio, che costituisce la folle sala del ristorante, si è travolti della confusione. Come ho letto da qualche parte, la sensazione è quella di essere in una classe del liceo nell’ora di supplenza: i camerieri che provano a passare tra i tavoli accalcati l’uno accanto all’altro, il viavai del rapido avvicendarsi dei turni rimane bloccato nel poco spazio per manovrare.

Come mi ha detto il vicino di tavolo (già perché qui, come in ogni trattoria che si rispetti, si mangia allo stesso tavolo degli sconosciuti), “Alzarsi mettendosi la giacca è un’operazione impossibile che è meglio rimandare a quando si è usciti fuori”.

 

 

A me la Sora Margherita ricorda tanto quando prendi il tram crumiro nel giorno dello sciopero. Il poco spazio a disposizione è abbondantemente compensato dalla quantità di persone. I quaranta coperti scarsi sono presi di mira sia a pranzo che a cena e il ristorante riesce a gestire questa folla grazie a una cucina rapida che smaltisce velocemente le ordinazioni.

Le pareti della Sora Margherita raccolgono articoli di giornale che, tessendo le lodi di questa trattoria, si sono susseguiti nel corso dei secoli. I fogli ormai giallastri e piegati dal tempo raccontano le eccellenze della cucina a vista che si intravede dalla sala. Si tratta di un piccolo buchetto con due fornelletti e, a pensarci bene, pare impossibile che da un loculo del genere escano piatti tanto buoni. Su tutto, da buon ristorante giudaico/cristiano, (anche se di ebreo né la nuova, né la vecchia proprietà hanno niente), vince il carciofo. Alla giudia o alla romana, poco cambia (6). Si tratta, senza timore di essere smentiti, di uno dei migliori carciofi di Roma. Assolutamente imperdibile!

 

 

Poi ci sono le tagliatelle fatte in casa (11) e gli agnolotti (12), proposti al sugo di coda, al cacio e pepe, al cacio e ricotta (una specialità della Sora Margheita) al pomodoro. La minestra di pasta e lenticchie. I maltagliati o gliangnolotti in brodo.

 

 

Si può proseguire con le ottime polpette, al sugo (12) o con i piselli, l’abbacchio (13), il baccalà fritto (13), il fegato alla piastra (13), la coratella con i carciofi, la coda alla vaccinara, le salsicce al sugo (tutto 13 euro).

Come dolce pare che sia imperdibile la crostata di ricotta e visciole (6). Ma lasciano un po’ perplessi questi sei euro, richiesti anche per le ciambelline al vino.

Il conto finale, anche grazie ai due euro di coperto, non è proprio da bettola. Ma i piatti sono abbondanti e la cucina esprime tutti quei sapori romani che tanto si ricercano e poco si trovano nella nostra bella città. Forse, grazie anche al suo ambiente spartano e alla semplicità dei piatti proposti, mi sento di dire che è uno dei ristoranti più romani in cui mi sono imbattuto negli ultimi tempi. Perché tanti dei luoghi dove si poteva gustare una buona cucina romana si sono imborghesiti, magari hanno fatto dei lavori per ingrandirsi e rifare la sala. Mentre qui si apprezza, se la si apprezza, tutta la ruvidezza e genuinità della vera bettola.

Quindi, per cortesia, se ci andate, e secondo me fate bene ad andarci, dopo aver letto questo articolo, non commentate dicendo cose tipo: “Ma si stava tutti accalcati” oppure “Ma mi hanno fatto lo scontrino su un pezzo di carta”, qui è così e ora lo sapete.

Il personale mi è sembrato gentile e simpatico, rimane nel mio cuore il commento della cameriera “Ma quello si sta a mangià il dolce con il carciofo mentre se beve il caffè” rivolto al povero turista dal mangiare confusionario.

Un tempo, unendo le due anime del ristorante, si rimaneva chiusi sia il sabato che la domenica; “per non fare torto a nessuno, nè cristiani nè ebrei” diceva la Sora Rosa. Ma da un paio d’anni non è più così, oggi il dio denaro ha comprato questo piccolo gesto di gentilezza e la trattoria è ormai aperta anche nel we (ma guardate i giorni nella scheda in basso perché la faccenda è complicata).

Altro aspetto positivo: il ristorante è nato nel 1927, data di fondazione della magica!

 

 

La Sora Margherita

SERVIZIO: simpatico e romano

PARCHEGGIO: non è una cosa facile. Vi consigliamo lungotevere dalle parti della Sinagoga. Altrimenti si entra in zona ZTL.

PREZZO: 35 euro

GIORNO DI CHIUSURA: INVERNO: pranzo: dal lunedì al sabato; cena: lunedì, mercoledì, venerdì e sabato. ESTATE: chiuso sabato e domenica; cena: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì.

INDIRIZZO: Piazza Cinque Scole 30 00186 Roma

TELEFONO: 06-6874216

COPERTO: 2 euro

POSITIVO: ambiente romano da bettola, piatti originali e non più tanto facili da trovare, porzioni abbondanti.

NEGATIVO: prezzi forse leggermente alti, ambiente confusionario e angusto.

 

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